By Salvatore Augello - Tante altre volte in questo nostro blog, abbiamo affrontato la complessa problematica relativa al taglio del numero dei parlamentari. Abbiamo scritto lettere, messaggi, appelli, affinché gli italiani all’estero avessero una adeguata rappresentanza parlamentare che rispettasse i parametri numerici previsti dalla costituzione italiana.

Pur comprendendo che la legge così detta Tremaglia ha dei limiti di fondo perché fissa numericamente la rappresentanza senza attenersi a nessun parametro numerico, quella che ci viene dalla legge che prevede il taglio dei parlamentari, ma principalmente dalla legge elettorale tutta da costruire, è possibile trovare il modo di porre rimedio ad una ingiustizia grave fatta agli emigrati. Quale migliore occasione per rimediare al torto fatto? Considerato che la circoscrizione estero si aggiunge alle circoscrizioni esistenti in Italia, nella nuova legge elettorale, ad esempio, è possibile stabilire un numero di eletti all’estero, sulla base dei parametri numerici validi per l’Italia, per poi procedere ad una assegnazione aggiuntiva rispetto alle circoscrizioni nazionali, partendo dal numero dei cittadini iscritti all’AIRE che non essendo cittadini di serie “B”, hanno diritto ad avere una rappresentanza con lo stesso parametro nazionale. Da questa considerazione scaturisce il “NO” convinto al referendum da parte dell’USEF e voglio pensare anche da parte del mondo associativo. Ma altri motivi si aggiungono per votare “NO”: NO perché se è vero che la democrazia ha un costo, la rappresentanza parlamentare rappresenta un investimento e non un costo. D’altro canto l’economia di 250 milioni all’anno non risolve i problemi italiani. Altre sono le economie da fare ed in ogni caso la riduzione dell’indennità parlamentare e del vitalizio a partire da ora, raggiungono un obiettivo più ambizioso creando meno problemi rispetto al taglio dei parlamentari. NO perché non semplifica l’iter politico delle leggi e non porta nessuna accelerazione nella loro approvazione. Forse dare una funzione diversa al Senato, facendolo diventare la camera delle autonomie regionali, porterebbe più economia e un maggiore snellimento nella procedura, poiché il tutto, fiducia compresa, sarebbe demandato solo alla Camera dei Deputati. NO perché si tratta di una iniziativa ideologica inventata dal M5S come promessa elettorale sulla quale ha costruito le proprie fortune ed ha sviluppato l’antipolitica ai danni della Nazione. NO perché riteniamo che prima di tagliare i parlamentari, occorra fare la nuova legge elettorale, stabilire le nuove circoscrizioni, stabilire finalmente una soglia d’ingresso non inferiore al 5% capace di garantire stabilità ad un governo e di porre fine al potere vincolante di piccoli partiti che nascono solo per garantirsi “un posto ma tavola” dettando condizioni a volte irricevibili e/o costringendo un governo ad andare avanti in mezzo ad una continua politica di mediazione che spesso è anche la causa di leggi non aderenti alla realtà. Per questi ed altri motivi validi, consapevole di essere parte di quel mondo dell’emigrazione che merita maggiore attenzione e dal quale l’Italia può ancora trarre linfa vitale per il proprio sviluppo e per la propria economia

L’USEF SI CHIERA CON CONVINZIONE PER IL NO.

DIFENDIAMO I DIRITTI DI RAPPRESENTANZA TANTO FATICOSAMENTE CONQUISTATI

IL 20 E 21 SETTEMBRE VOTIAMO NO