ROMA – Nel corso della discussione al Senato sul provvedimento di conversione in legge del decreto con disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali, poi approvato in via definitiva a Palazzo Madama con il voto di fiducia,

è intervenuto tra gli altri anche il senatore eletto nella ripartizione Europa Raffaele Fantetti (Fi), che si è soffermato in particolare sul voto all’estero. Fantetti ha segnalato in particolare come il rinvio a settembre del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, deciso con il provvedimento, rischia di avere effetti negativi “sulla vita politica e sull’esercizio dei diritti politici degli italiani all’estero”, dal momento che “almeno la metà di essi” non potrà esercitare il diritto di voto “perché – sostiene l’esponente di Forza Italia, – essendo residenti in aree del pianeta, in particolare in Sud e Nord America, dove la pandemia è ancora in corso, tutta una serie di modalità tecniche inerenti al voto e al referendum non potranno essere esercitate e, quindi, l’esercizio del voto non potrà essere consentito”. Fantetti richiama le difficoltà già segnalate in proposito dal segretario generale del Cgie, Michele Schiavone e che riguardano alcune “modalità tecniche del voto” correlate al lavoro dei Consolati, alla stampa delle schede, al loro trasporto e recapito. Per Fantetti tali difficoltà rischiano dunque di incidere negativamente sulla partecipazione al voto referendario dei nostri connazionali iscritti all’Aire, e configurare anche uno spreco delle risorse finanziarie messe in campo per lo svolgimento del voto all’estero. L’esponente azzurro torna poi a lamentare la mancata istituzione al Senato, in questa legislatura, del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, come avvenuto invece in passato, e segnala anche che l’indagine che era stata avviata sulla materia, per compensare in qualche modo tale assenza, non sia più proseguita. Lamenta inoltre il fatto che non sia stata tenuta in considerazione la nota del segretario generale del Cgie sopra richiamata, così “come non sono state tenute in considerazione, nel tempo, le proposte che da quel Consiglio pervenivano in tema di modifica della legge di cittadinanza, e modifica della legge del voto degli italiani all’estero”. Allo stesso modo sono stati trascurati i Comites, istituto democraticamente eletto dagli italiani all’estero e che li rappresenta “a livello di ogni circoscrizione consolare”, “fondamentali – ribadisce Fantetti – per la rappresentanza delle comunità locali, ma anche per il migliore funzionamento della rete consolare, perché fanno da tramite tra l’autorità governativa, il console generale, e la comunità”. Egli ribadisce dunque che i Comites andrebbero valorizzati, cosa che non avviene visto anche il rinvio del loro rinnovo, “spostato a data da destinarsi” – afferma Fantetti, dopo la scadenza del termine fissato per legge al loro mandato (5 anni, l’anno scorso). In ultimo, Fantetti ribadisce la sua contrarietà alla riduzione del numero dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, oggetto del referendum, perché comporterebbe una ulteriore drastica riduzione nella proporzionalità della rappresentanza, prevedendo la presenza di “quattro senatori in rappresentanza di 6 milioni di persone”.