(SA) - Non si era mai visto in momenti di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando, continuare a scegliere la strada dell’ostruzionismo non per migliorare i provvedimenti del governo, certamente perfettibili, ma solo con lo scopo di mettere in difficoltà il governo per poi chiederne le dimissioni.

Questo è quello che sta avvenendo per l’ennesima volta nel dibattito parlamentare, nel momento in cui si discute per approvare un decreto legge prima che decada con tutte le conseguenze del caso. Alla camera, infatti, si sta discutendo il decreto scuola approvato dal governo, e l’opposizione si presenta al dibattito con 172 deputati iscritti a parlare, che da regolamento hanno dieci minuti di tempo per l’intervento. Ma non è solo questa l’arma messa in capo dal centro destra. Sembra sia tornata l’era degli Scilipoti, dei Razzi ed altri. Il trasformismo sempre in acquato praticato da certo personale politico che ha ben poco di politico, continua la sua marcia. Diversi sono i motivi che incrementano questa trista pratica politica. In primis, un metodo politico ormai abbastanza consolidato per i risultati che ha dato nel passato, che può essere quello di soffiare su dissidi interni in un gruppo, che purtroppo non mancano mai. La parte del leone credo spetti al fatto0 che avendo il M5S istituzionalizzato il limite di mandato, che secondo il codice etico interno non può superare i due mandati. Secondo questo aspetto, parecchi dei parlamentari hanno superato9 questa soglia e quindi potrebbero non essere ricandidati. Questa regola, potrebbe essere di spinta per chi non ha intenzione di cambiare vita tornando all’attività precedentemente esercitata, se ce n’era una, così come potrebbe essere causa di debolezza nel personaggio che vuole continuare a sedere in parlamento. Tale debolezza, lo rende abbordabile da messaggeri di altri partiti, con la proposta di una rielezione. Così avvenne in passato con Scilipoti e con Razzi ad esempio, che appena eletti nelle liste di Di Pietro, passarono a FI che li ricandidò alle elezioni successive. D’altro canto, i continui contrasti interni al M5S tra l’anima conservatrice e quella progressista, agevola questo processo di disgregazione annotando la fuga di diversi parlamentari, specialmente al senato, dove l’equilibrio è precario ed il governo potrebbe perdere la sua maggioranza a Palazzo Madama anche a causa di una legge elettorale che sembra fatta apposta per favorire questo presupposto, non è un caso, se i così detti messaggeri premono sui precari equilibri mal senato e cercano di potenziare una probabile “campagna acquisti” A questi presupposti, si aggiunga anche il fatto che l’opposizione, sempre più preoccupata di essere emarginata nei processi politici in atto, con tutta la serie di provvedimenti per portare l’Italia fuori dalla crisi economica che sta attraversando, attacca duramente senza esclusione di colpi, né di metodi. Così, dopo avere cercato in tutti i modi di minimizzare i risultati raggiunti dal governo, ad esempio in Europa, continua a dire che questo governo fa solo chiacchiere e cose di questo tipo. Senza parlare della cagnara che spesso sollevano nelle sedi parlamentari, che rasenta il limite della inciviltà, arrivando in aula armati di cartelli e slogan per provocare lo scontro. Ultimo modello, portare avanti un serrato ostruzionismo nel tentativo di fare decadere provvedimenti presi dalla maggioranza, che da decreti leggi vanno trasformati in legge. E’ quando sta avvenendo ad esempio sul decreto legge sulla scuola, dove si registrano 193 ordini del giorno di cui 150 presentati dall’opposizione, che vede 172 iscritti a parlare con diritto di parola per la durata di 10 minuti ciascuno. Un metodo collaudato, che cerca di mettere in difficoltà il governo, che per superare tale impasse deve correre ai ripari con i mezzi permessi dal regolamento. Certo i regolamenti e la democrazia permettono tutto ciò e sarebbe sbagliato se si ponessero limiti alla democrazia. Si può però morire di democrazia? Diciamo convintamente di no. Ma se non è giusto mettere limiti alla democrazia, è giusto che la stessa si doti di regole con l’obbligo del rispetto da parte di tutti. Giusto ed opportuno sarebbe anche che questo teatrino venisse rimandato a dopo la ripresa economica, a dopo che l’Italia esca da questa grave crisi che rischia di fare franare tutto il sistema. Lo abbiamo affermato altre volte, ma crediamo che non sia male ricordare che quando la casa brucia, ognuno deve fare la sua parete per spegnere l’incendio e non gettare benzina sul fuoco. Così facendo non si fanno certo né gli interessi della nazione né quelli degli elettori. Al massimo si cerca di raggranellare qualche vuoto, ad un prezzo che rischia di essere troppo alto per il Paese. Ammesso che i voti poi arrivano o che gli elettori non si stanchino ancora di più di questo teatrino della politica ed alla fine disertano le urne. (Salvatore Augello 24 giugno 2020)