Matteo Salvini non si smentisce. Aveva ragione Giuliano Ferrara a chiamarlo “il Truce”. Abbiamo letto che, per approvare il decreto del governo che affronta i problemi che sono emersi con il coronavirus,

il capo leghista pretende che il presidente del Consiglio cancelli la parte che riguarda il sovraffollamento delle carceri dove esiste un temibile pericolo di contagio. I detenuti con pochi mesi di carcere davanti potrebbero andare ai domiciliari. Lui non vuole. Salvini si vuole qualificare più truce di Buonafede, il quale è stato giustamente denunciato a tutte le procure dai radicali come responsabile di un possibile e concreto diffondersi dell’infezione nei penitenziari. Dove, certamente, non si può rispettare la richiesta distanza di un metro tra le persone. Ed il Salvini si distingue sempre per la più spietatezza, contro i più deboli e indifesi. Del resto, è quello che diceva: la gente si metta in carcere e si getti la chiave. “Prima gli italiani”, recitava con una forte dose di ipocrisia, lui che con Bossi diceva di volersi pulire il culo con la bandiera tricolore. Ora dice che dobbiamo sventolarlo. Come si può dare consenso e fiducia a chi ha questo modo d’essere? È vero che in queste settimane ha perso consensi, come testimoniato da sondaggi. Ma sono ancora tanti gli italiani che non capiscono che il Truce è sempre più truce con i deboli. Ora Salvini afferma che per chi è in carcere (e sono tanti che ancora non sono stati nemmeno processati e condannati) ci vuole un regime più duro. Chi deve pagare per i reati gravi commessi è giusto che paghi. Ma come dice la Costituzione, il carcere non deve spegnere l’umanità. I carcerati sono persone. (Emanuele Macaluso)