DA TEMPO STRETTO - MESSINA – La Sicilia è una delle regioni con meno infrastrutture d’Europa ed è anche tra le meno sviluppate. “Ma è proprio dalle infrastrutture materiali e immateriali, in epoca di digitalizzazione,

che può venire una svolta per lo sviluppo dell’isola e per la creazione di nuova occupazione”. Lo sostiene la Cgil Sicilia, che ha tenuto a Messina un dibattito sul sistema infrastrutturale siciliano, nell’ambito dei “Laboratori per il lavoro”. “Un sistema stradale e autostradale adeguato- ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino – una rete ferroviaria all’avanguardia, un sistema portuale e aeroportuale moderno ed efficiente e soprattutto l’intermodalità sono condizioni oggi irrinunciabili. Analogamente gli investimenti – ha aggiunto- nell’ambito del processo in corso di trasformazione digitale, che possono configurare un nuovo progetto di politica industriale che guarda al futuro”. La Sicilia è invece oggi “terra di incompiute- ha detto il segretario generale della Fillea regionale, Mario Ridulfo– con grandi e piccole opere lasciate a metà. I cantieri bloccati- ha aggiunto- sono 154 su 521, per oltre 500 mila euro di valore, e mentre a livello nazionale si registra una contrazione del numero delle opere incompiute rispetto all’anno scorso (-15,6%) in Sicilia c’è stato un aumento, dal 25% del 2017 al 30% del 2018”. Ridulfo ha sottolineato che non sono le risorse a mancare . Basti pensare ai Patti per le città metropolitane, e a quello della Sicilia. Relativamente al patto per Catania la percentuale di avanzamento dei pagamenti è il 2,90%. Per Messina lo 0,79%, per Palermo l’1,07%. Per quanto riguarda il Patto per la Sicilia, 2.320 milioni di dotazione finanziaria, la percentuale dei pagamenti è 3,95%, pari a 91 milioni, a fronte di impegni per 243 milioni e ad oltre 2 miliardi di risorse programmate”. Il segretario della Fillea ha sottolineato che “questo inconcepibile stallo, anche occupazionale, avviene in una regione che ha visto crollare nell’ultimo decennio i consumi delle famiglie (9,2%) e le spese alimentari (14%). E in cui il 40% delle famiglie è a rischio povertà”. Non va meglio per quanto riguarda i settori idrico, fognario e depurativo “con una enorme quantità di risorse non spese, spese poco e in taluni casi spese male. E a fronte di questo – ha rilevato Ridulfo- negli ultimi giorni la dispersione delle reti idriche è passata dal 36% al 45% con punte dell’80%”. Le risorse non mancano neanche per l’edilizia scolastica, le manutenzioni urbane e la rigenerazione del patrimonio edilizio pubblico e privato e per la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Redazione