Nella ricorrenza dell’8 marzo, eravamo abituati a vedere la donna in festa perché questa è una data pregna di significato, che richiama alla memoria lotte, conquiste, battaglie per la parità, affermazione della dignità della donna.

Una data in cui si celebra a si festeggia la donna, anche se è sicuramente così come è stata in passato, una strada irta di difficoltà. Alla fine però, si è infranto un tabù che voleva la donna angelo della casa, attorno al focolare ad accudire i bambini, a prendersi cura della famiglia. La donna. Con il tempo, battaglia dopo battaglia, è risuscita a prendersi il suo spazio, ad occupare con capacità e prestigio posti di responsabilità. Penso a tutte le donne che oggi si trovano alla guida di un’impresa, alle giornaliste, alle politiche si un tempo e quelle nuove. Ciò nonostante, ancora resta molta strada da fare per raggiungere quella parità di genere che da tempo si va inseguendo. Ancora oggi esistono datori di lavoro che licenziano la donna che dovesse essere in gravidanza, nel campo del salario, quella della donna resta sotto quello dell’uomo, spesso i padroni molestano le proprie dipendenti e pretendono prestazioni che nulla hanno a che vedere con il lavoro. Eppure spiccano in tutti i campi, ormai figure femminili di prestigio, dalla politica alla ricerca, dall’impresa alle carriera diplomatica, dalla fisica all’informatica e così via. Ma ancora non ci siamo, ancora molti tabù sono da sfatare, ancora la donna non ha raggiunto quella parità, quella dignità a cui ha certamente diritto. Ecco perché, al di là della tradizionale mimosa, anche quest’anno le donne in Italia festeggiano l’otto marzo con una giornata di sciopero generale, per chiedere e rivendicare il giusto posto nella società, nella famiglia. Per rivendicare rispetto oltre ad uguaglianza, alla luce dell’abnorme aumento dei femmicidi che infangano la nostra società. Un otto marzo diverso, quindi, che deve superare distanze, usanze, che deve finalmente rappresentare la fine della donna solo fattrice, oggetto di piacere, proprietà indiscussa in una società ancora troppo maschilista. Ben vengano le battaglie allora, si superino certi aspetti di quelle religioni che vedono la donna schiava, trasformata in proprietà, si riconosca pari dignità ad un sesso, quello femminile, che resta maggioritario nel mondo, ma che è largamente minoritario negli ambienti che contano.(Salvatore Augello)