(SA) - “L’uomo è nato libero ma ovunque è in catene”. Con queste parole, Jean-Jacques Rousseau iniziava il suo « contratto sociale » pubblicato nel 1762. Da allora ne è passato di tempo, quante guerre ci sono state? Quante volte sono state calpestate le libertà delle persone.

In America ad esempio, negli stati del sud la legislazione prevedeva l’istituto della schiavitù, che durò fino al 1865, in barba al contratto sociale ed ai diritti dell’uomo che non nasce certo schiavo. Un istituto quello della schiavitù, che arricchì schiavisti senza scrupoli che andavano in Africa a fare razzie di uomini e donne nei villaggi, per poterli rivendere ai coltivatori di cotone della Virginia e di altri Stati del Sud. Lo stesso dicasi degli arabi, che razziavano le persone per portarli nel mondo islamico. Ce ne sono voluti di secoli e di guerre grandi e piccole, prima che si arrivasse alla proclamazione dei Diritti Inalienabili Umani da parte dell’ONU avvenuta il 10 dicembre del 1948 dopo la prima e la seconda guerra mondiale.

Così recita l’art. 1 della Carta: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Eppure da allora, incuranti delle carte, dei trattati, del riconoscimento importante che ogni persona: bianca, nera, gialla, cattolica, mussulmana, atea, è portatrice di diritti inalienabili quali ad esempio: il diritto alla vita, la libertà, l’uguaglianza di fronte alla legge, e tanti altri elencati nella Carta che pubblichiamo a parte. Eppure non è per niente così. Mai ci fu un periodo come questo durante il quale tutti i trattati, le Carte dei Diritti Umani, i Diritti dell’Uomo, e spesso anche le costituzioni, le violazioni siano tanto all’ordine del giorno, che si è anche creato una specie di assuefazione, di rassegnazione pericolosa. Per questo motivo, è importante partecipare alla manifestazione prevista per oggi in diverse città d’Italia ma anche in diverse nazioni. In questo periodo di guerre, di terrorismo, di sopraffazione dell’uomo sull’uomo, di sovranisti emergenti a discapito di diritti da tempo acquisiti, realizzare iniziative forti per ricordare ai governanti, ma anche a noi stessi, che determinati diritti che sono alla base della vita stessa, non vanno toccati, non vanno messi in discussione o se lo si fa lo si deve fare solo per affermarli sempre più. Il nostro governo, impegnato in battaglie pericolose che minano questi diritti, oggi con il blocco dei porti, con la guerra alle ONG, con la cosiddetta legge sull’ordine pubblico, ha cambiato le norme sull’accoglienza, contribuendo a rendere ancora più barbara la società che stiamo vivendo. Eppure l’accoglienza è uno dei pilastri della nostra Costituzione, ha permesso a tante persone disperate di sopravvivere, di trovare un posto sicuro lontano dalle guerre, dalla fame, dalla miseria ed anche dalla sopraffazione. Dall’oggi al domani, parecchie gente si è trovata per la strada senza sapere più dove andare a dormire, dove alloggiare i propri bambini, le proprie donne. Abbiamo dimenticato la via crucis fata da milioni di nostri connazionali sparsi per il mondo, abbiamo dimenticato i nostri morti nelle miniere, nell’edilizia, nelle fabbriche, nelle fonderie per ricostruire l’Europa dopo la guerra o per creare ricchezza e benessere in Australia, in America, nei cinque continenti, un benessere che si è anche riflesso sui nostri paesi dove affluivano ed affluiscono ancora oggi le rimesse degli emigrati. L’Italia non può essere quella che prefigurano Salvini ed altri politici dell’ultima ora, non può essere la terra dove non ci sia una politica dell’accoglienza vera, umana, priva di calcoli elettoralistici. Torniamo ad essere gli italiani di sempre, ospitali, generosi, rispettosi degli altri e soprattutto umani e rispettosi dei diritti degli altri, che per legge di natura prima che per Carta o contratti, o trattati, spettano a tutti, uomini e donne, cattolici e protestanti, ebrei ed atei, bianchi o neri o di qualsiasi altro colore. Per difendere questi diritti, l’USEF ha aderito alla manifestazione di oggi e parteciperà a quella organizzata nella città di Caltanissetta. (Salvatore Augello 10.12.2018)