“Casa Africa” e FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione) hanno promosso l’iniziativa “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità” con il patrocinio di Amnesty International. A partire dalla presentazione del Rapporto “Honest Accounts”, l’iniziativa, che si terrà in Roma l’11 dicembre,

con inizio alle ore 9,00 presso la sala A. Fredda in via Buonarroti 12, prende in esame le cause degli squilibri(economici, ambientali, sociali) che condizionano le economie dei paesi africani e che costringono milioni di persone ogni anno a cercare condizioni di vita migliori in altri paesi, in Italia e in Europa. Si dice "facciamo entrare quelli che scappano dalle guerre, dalle persecuzioni ma fuori i migranti economici”. Il governo vuole praticare una cesura fra i migrante e migrante, attivando una normazione che contrasta con i principi della Costituzione, alterando il quadro giuridico nazionale e internazionale a tutela dei migranti, effettuando una scelta di interposizione di principio e di esclusione rispetto alle migrazioni. Il che è la premessa per disattivare il poco esistente in tema di inclusione sociale che invece dovrebbe essere una scelta primaria dei governi. Una cattiva coscienza ( il migrante “economico” in quanto tale non deve entrare) serve anche a promuovere la rimozione delle responsabilità alla base delle migrazioni dall’Africa che ci interrogano dal momento che riguardano anche il nostro paese e non poche aziende italiane che accumulano profitti contribuendo a generare quella povertà, da cui chi emigra tende a fuggire. Le responsabilità, non va dimenticato, riguardano allo stesso tempo i ceti dirigenti di molti paesi africani che, a partire dalla ormai lontana fase di formale decolonizzazione, hanno condiviso le scelte e gli interventi di quanti seguitano ad impoverire i popoli di quei paesi. La morte quasi dimenticata di Lumumba e quella più recente di Sankara rappresentano bene i limiti contro i quali vanno a sbattere i tentativi fatti nel tempo da parte dei popoli per riaffermare l’autonoma determinazione del proprio destino. Pesa la mancanza di una logica di interdipendenza paritaria nelle relazioni con i paesi africani. L’Italia, un grande paese europeo, che naturalmente, storicamente, deve guardare all’Africa in termini di cooperazione e di amicizia dovrebbe effettuare un cambio di paradigma nelle relazioni con i paesi africani rinnovando legami paritari, contribuendo al loro sviluppo con una trasparente reciprocità di vantaggi, facendo la differenza con le scelte neocolonialiste praticate da altri paesi europei. Hassan II°, re del Marocco fino al 1999, in un suo libro “Un defi” ricordava come il suo paese fosse come un grande albero che affonda le radici in Africa e con la chioma, ricerca e si proietta verso l’Europa. Una dichiarazione di oltre 20 anni or sono che, se stiamo ai fatti, non è stata colta a suo tempo nel modo che sarebbe stato necessario. Non pochi osservano come oggi la costruzione di una Comunità Mediterraneo - Europea, sarebbe possibile anche con i trattati vigenti, che "costituirebbe un contributo di rilievo al progressivo superamento delle attuali condizioni di instabilità nell'area che va dalle sponde meridionali del Mediterraneo, al Sahel e al Corno d'Africa, dalla penisola arabica all'Hindu Kush".(cfr Mimmo Rizzuti). La instabilità della situazione, sotto ogni punto di vista, in tanti paesi africani, è alla base dei crescenti flussi migratori verso le nostre società e danno vita a fenomeni artatamente alimentati, sempre più estesi di paura, xenofobia e razzismo in tutti i paesi europei. Fronteggiare i fenomeni migratori con il bastone è come svuotare il mare con un secchiello. Volere una Europa che adotti la politica del bastone verso i migranti vuol dire organizzare una ulteriore maggiore instabilità ed insicurezza delle nostre società e rischi per la democrazia. Per l'Europa e per l’Italia si pone la necessità assoluta di affrontare con altro spirito e altre politiche il terremoto in atto e gli scenari che dallo stesso stanno emergendo. Il dibattito a più voci di esperti di economia e di geopolitica invitati da Casa Africa onlus e da FIEI potrà essere seguito in diretta su FB. A partire dai dati del Rapporto “Honest Accounts”, il confronto dei diversi punti di vista, nelle intenzioni dei promotori vuole essere un contributo, aperto, per conoscere meglio alcune importanti dinamiche alla base delle migrazioni, per comprendere le inquietudini e le lacerazioni sociali che si producono in molti paesi africani e che sono alla base delle scelte difficili e dolorose della rottura con il proprio ambiente e la propria famiglia che migliaia di persone compiono decidendo di iniziare un percorso dagli esiti incerti, rischiosi e spessissimo infausti. (santinews)