Da tempo sollecitiamo un incontro con il presidente della regione, per parlare dei siciliani all’estero, delle loro problematiche e del ruolo che gli stessi possono avere anche nel rilancio dell’economia siciliana. Lo abbiamo fatto con Crocetta sollecitando ripetute volte un incontro,

lo abbiamo fatto più volte anche con Musumeci, ma non abbiamo raggiunto nessun risultato. Il silenzio che volevamo e vogliamo ancora interrompere, si fa invece più fitto dando l’esatta misura di quanto poco appassioni la politica siciliana l’emigrazione. D’altro canto, non ci meravigliamo nemmeno più, anche se continuiamo ad insistere. Crocetta sul suo discorso programmatico all’atto dell’insediamento, non disse nemmeno una parola per i siciliani all’estero. Speravamo che se ne ricordasse Musumeci, anche se nessuno dei candidati allora alla presidenza tenne in considerazione la lettera fatta dalle associazioni per richiamare la loro attenzione sugli emigrati e su quello che ritenevamo fossero le loro esigenze. Ma anche Musumeci, nel suo discorso programmatico di tutto ha parlato, dall’ambiente al turismo, dalle infrastrutture al fantomatico ponte sullo stretto, dal potenziamento delle ferrovie a quello dei porti, ma nemmeno una parola per le centinaia di migliaia di siciliani all’estero ancora in possesso di cittadinanza o per i milioni di oriundi che guardano ancora alla Sicilia riconoscendo in essa le loro origini. Nelle dichiarazioni trova spazio la promozione dalla Sicilia e delle sue produzioni per rilanciare i quali il presidente vede il potenziamento della presenza siciliana all’estero “partecipando seriamente alle fiere, alle bit, alle borse internazionali, promuovendo il meglio della nostra realtà”. Che strano però, non viene alla mente del presidente il pensiero che il migliore mercato per le produzioni siciliane è rappresentato dai siciliani residenti all’estero, che hanno saputo imporre le loro abitudini culinari, che hanno aperto i mercati all’agro alimentare siciliano ed alle altre produzioni, che oggi sono apprezzate in tutto il mondo. Non ricorda il presidente, che il primo mercato va ricercato in quelli che per tanto tempo sono stati definiti di volta in volta ambasciatori della Sicilia, ambasciatori di cultura, grande risorsa, ecc. a seconda della moda del momento. Ma passata l’emotività, chiusa la campagna elettorale, la grande risorsa rappresentata dagli emigrati viene dimenticata, come abbiamo avuto modo di documentare nel convegno che il Coordinamento delle Associazioni Regionali Siciliane dell’Emigrazione (CARSE) tenuto a Raddusa nel settembre scorso. Dimenticato pure il ruolo ed il merito delle associazioni, che hanno saputo creare una imponente rete associativa, vero punto di riferimento diffuso a cui rivolgersi per diffondere la cultura, le tradizioni, le abitudini culinarie. Le fiere, le bit, hanno certo la loro importanza. Ma mai quanto quella che a pieno titolo spetta alle numerose comunità siciliane sparse per il mondo, alle loro associazioni ed alle associazioni siciliane che hanno saputo portare all’estero importanti messaggi che hanno incrementato la conoscenza della cultura ed il consumo delle produzioni isolane. Compito che hanno saputo assolvere molto meglio di quanto si prefiggeva la regione di fare attraverso le famose “Case Sicilia” ormai affidate ai ricordi brutti del passato e che hanno rappresentato uno dei tanti fallimenti della politica siciliana. Leggiamo sulla stampa che il presidente Musumeci, dopo gli impegni assunti con le associazioni in occasione di un incontro con un gruppo di italo americani organizzati dal Prof. Cipolla di Alba Sicula, di organizzare una missione in America, negli Stati Uniti c’è stato, ma senza le associazioni. E’ andato ad incontrarsi che imprenditori e, si dice, anche con la comunità. Ma se voleva cercare aperture tra i consumatori per collocare i prodotti siciliani, forse avrebbe raggiunto risultati più apprezzabili se avesse dedicato maggiore attenzione alla comunità, a quello che componenti della stessa hanno saputo creare nel campo degli affari, della finanza, del commercio. In loro avrebbe sicuramente trovato maggiore attenzione e maggiore possibilità di successo, fermo restando che poi bisogna lavorare per garantire sicurezza a chi vuole investire in Sicilia. Garantire infrastrutture degne de questo nome, strade, ferrovie, porti, zone industriali adeguatamente attrezzate, ma più di tutto, snellimento delle procedure burocratiche, facilitazioni negli insediamenti, agevolazioni per chi investe. Elementi questi ultimi che in buona sostanza erano affrontati nella legge 55/80 e successive modificazioni, anche se non in maniera esaustiva, perché la legislazione siciliana, certamente necessita dio un aggiornamento ma non certo della sua cancellazione, cancellando con essa oltre cinquanta anni di lavoro e di sacrifici del movimento associativo, che a pieno titolo continua a reclamare un ruolo attivo per rilanciare la Sicilia e la sua asfittica economia. Salvatore Augello 04 febbraio 2020