(SA) - E’ stato chiamato l’uomo dal sorriso facile, Don Filippo Bonasera, per l’abitudine che aveva di rispondere anche nei momenti e su questioni di maggiore difficoltà, sempre con il suo sorriso che era un ottimo antidoto a tutti i problemi da risolvere.

Quando qualcuno scriverà la storia delle associazioni e delle persone che si sono occupate di emigrazione e non solo, a Filippo Bonasera, a questo Prete del sorriso, non potrà non mdedicare un intero capitolo. Cresciuto nelle stanze di diversi seminari, fin da ragazzo conosceva a fondo l’emigrazione non solo perché era figlio di un emigrato che aveva trovato in Germania il lavoro per mantenere dignitosamente la propria famiglia, ma per averla egli stesso sperimentata e vissuta durante le vacanze estive, quando raggiungeva suo padre e passava il suo tempo impegnato dentro le missioni cattoliche della Germania, a contatto che la comunità italiana, con i suoi bisogni, le sue difficoltà, le sue problematiche. Instancabile e sempre sorridente, ebbi modo di incontrarlo a Palermo in una riunione all’Assessorato, dove era presente in rappresentanza del SERES, al posto dello scomparso Padre Azzara. Dopo quel primo incontro, non ve ne erano tati prima pur vivendo nello stesso comune, altri ve ne furono a volte del tutto casuali, in Australia, in Argentina, in Belgio, ed in altre nazioni, dove capitava che le nostre attività si incrociassero. Incontri amichevoli e professionali, nel corso dei quali si parlava dei problemi delle comunità italiane all’estero. Si commentava idee si analizzavano difficoltà, ci si scambiavano esperienze e conoscenze. Persona sempre disponibile, non si sottraeva mai al confronto e non lesinava mai i suoi consigli e le sue osservazioni. In due occasioni ci siamo trovato insieme a Serradifalco per partecipare ad iniziative promosse da forze politiche ed associazioni, dove si è parlato di immigrazione. L’assistenza agli immi8grati oltre che agli ultimi, era uno dei suoi molteplici impegni, sicuramente quello che gli richiedeva più impegno e gli dava più pensieri e preoccupazioni. Persona poliedrica, infatti, trovava il tempo di curare i suoi parrocchiani, di andare all’estero a trovare le comunità, di assistere gli immigrati a Serradifalco. Nel campo dell’emigrazione, aveva accumulato un sacco di esperienza a partire dell’incarico di dirigere la Migrantes della Diocesi di Caltanissetta all’interno della quale assolveva alla sua missione e fino alla direzione del SERES che resse fino a quando la Conferenza Episcopale ne decretò la chiusura. Quella chiusura, in ogni caso non affievolì il suo impegno. Egli continuò a mantenere i contatti con l’estero e diede vita ad una nuova organizzazione attraverso la quale portava avanti le diverse attività che organizzava a Serradifalco: l’Associazione San Domenico, che gli consentiva di portare avanti la sua missione di consolatore dei poveri. Uomo di cultura cercò, e con successo, di rilanciare un modo nuovo di celebrare le ricorrenze natalizie ad esempio, quando si attorniò di validi collaboratori volontari, lanciando ed affermando l’idea del presepe semovente. Una iniziativa che iniziò nella villa (monumento ai caduti) allocata davanti la sua Chiesa e che poi spostò arricchendola sempre più all’Oasi di contrada Balate, che fu la sua ultima opera alla quale dedicò parecchio tempo, arricchendola di diverse attività scaglionate nell’arco dell’anno. Non si era mai visto a Serradifalco un prete che venisse pianto da tutto il paese. Appresa la sua morte, infatti, lo sgomento di impossessò di tutti gli abitati cattolici e non, praticanti e non, che sposarono subito il lutto cittadino proclamato dal sindaco ed il flash mb all’arrivo dalla sua Salma in paese, per l’ultimo giro di saluto agli abitanti, che affacciati al balcone dove sventolavano lenzuola bianche, facevano echeggiare in paese lo scroscio degli applausi prolungati che salutavano l’illustre cittadino onorario. Voglio ricordare una delle tante attività che gli erano venute in testa, per tenere occupati gli immigrati che soggiornavano in Serradifalco e per evitare che andasse perso un prodotto che nessuno raccoglieva. Mi riferisco all’idea di raccogliere le olive del parco urbano di Serradifalco, abbandonato a se stesso. In quella occasione, l’Associazione San Domenico e l’USEF, fecero domanda al Sindaco di avere concesso il permesso di raccogliere quelle olive per farne olio da dare agli immigrati, che potevano disporre come volevano. A quella iniziativa si era unita anche l’associazione culturale “A strada nova” che aveva aderito fin dall’inizio considerandola la continuazione di un impegno che durava nel tempo e che aveva visto anche l’organizzazione di una giornata multiculturale, alla quale erano stati invitati sia la San Domenico che l’USEF, conclusasi con assaggi di prodotti tipici tunisini, marocchini ecc. preparati dagli immigrati di diversa etnia che avevano preso parte all’iniziativa. Quella iniziativa, che dava la misura di come ci si impegnasse in una politica di integrazione, non mancò di dare i suoi frutti e non fu nemmeno una iniziativa isolate tra le tante che Bonasera era solito portare avanti. Tante, tantissime iniziative si potrebbero ricordare, sia in patria che all’estero, ma l’uomo, il Prete che era in Padre Filippo Bonasera, resterà nella memoria dei serradifalchesi sia residenti in paese che residenti all’estero, per la sua bontà, per la sua presenza là dove la sua opera era richiesta ed anche dove non era richiesta, poiché egli si presentava spontaneamente come chiamato per venire in contro ad una esigenza alla quale aveva l’abitudine di rispondere sempre “PRESENTE”

Salvatore Augello Segretario Generale dell’Unione Siciliana Emigrati e Famiglie (USEF) Presidente del Coordinamento delle Associazioni Regionali Siciliane dell’Emigrazione (CARSE)