Quante volte siamo stati informati dalle nostre associazioni all’estero che programmavano cineforum con i DVD di Camilleri? Quante sono le volte e le copie che abbiamo spedito la serie di Montalbano alle nostre associazioni in Argentina, in Brasile, in Cile ed altre parti del mondo,

dove la fama del commissario Montalbano e del suo ideatore era da tempo arrivata? L’affetto per la persona, il piacere di potere assistere ad episodi che richiamavano alla memoria quella Sicilia che erano stati costretti a lasciare in cerca di lavoro. Molti sono i giovani figli di siciliani e non solo, hanno potuto sviluppare un affetto verso la terra di Sicilia, sentendo nascere in loro un sentimento nuovo verso le origini, le tradizioni, la storia di quella Sicilia sempre in cerca di riscatto e rilancio. Sono certamente sentimenti che Camilleri ha saputo fare nascere e sviluppare in quelle persone, perché il Grande Scoparso, non è stato solo il padre di Montalbano, ma è stato anche il padre di una lingua nuova: l’italosicilianese, che ben presto si è affermata in tutto il mondo, ma prima di tutto in Italia, dove dalla Sicilia al Veneto a Bolzano all’estremo Nord dello Stivale, è diventato linguaggio comune. Scorrevole. Termini come “cabasisi, abbanniari, babbiata, ecc”, sono diventati vocaboli frequenti in tutti i dialetti regionali, compresa la Toscana, quasi come una rivalsa di quella scuola siciliana di Federico II che era sulla strada di diventare lingua nazionale, prima di essere superata dalla lingua di Dante. Addio Maestro, uomo di grande umanità e di grandi ideali, capace di dare voce ai problemi di questa società, rendendoli comprensibili a tutti attraverso un racconto veritiero, attraverso le indagini del tuo personaggio che alla fine riusciva sempre a vincere sul cattivo, sul malvagio. Addio Maestro, tu che hai saputo dare voce ed aspetto nuovo alla Sicilia facendola conoscere in tutto il mondo, riuscendo ad attrarre interesse ed attenzione su una terra mal governata eppure ricca di storia e di storie di cui dobbiamo andare fieri. Addio Maestro, tu che volevi lasciare quasi in punta di piedi questo mondo che hai cercato di migliorare, ma che invece lasciando un incolmabile vuoti, te ne vai seguito dall’affetto di tutti, buoni e cattivi, italiani e stranieri e forse anche di chi cercò di offenderti chiamandoti “terrone” che nella sua pochezza culturale non distingue la geografia dalla storia. Addio Maestro, la Sicilia che tu hai costruito, quella che hai idealizzato ti deve molto e ti ringrazia, come ti ringrazia il mondo della cultura, sapendo che uomini come te sono rari e quando nascono la società deve saperne fare tesoro. Noi faremo tesoro del tuo multiforme insegnamento, cercando di contribuire alla costruzione di quella società che era il tuo obiettivo e della quale denunciavi limiti e difetti. Salvatore Augello